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Che cos'è il griko: la lingua greca del Salento, origine e parlanti

Il griko è la lingua di origine greca della Grecìa Salentina: dove si parla, cosa dicono gli studi sulla sua origine e quanti lo parlano oggi.

Mappa dell'Italia meridionale con la Grecìa Salentina in Puglia e la Bovesia in Calabria segnate da una stella
Mappa delle aree grecofone d'Italia (Grecìa Salentina e Bovesia), di 92bari, da Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)

Immagine di anteprima per la condivisione: la mappa delle aree grecofone di 92bari, da Wikimedia Commons, ingrandita e centrata su sfondo uniforme, licenza CC BY-SA 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)

Il griko (scritto anche grico) è la lingua di origine greca che si parla ancora in un piccolo gruppo di paesi del Salento, in provincia di Lecce. Insieme al greco della Calabria meridionale è ciò che resta di una grecità che nel Sud Italia, fino a pochi secoli fa, era molto più estesa [1]. Gli studiosi chiamano l'insieme delle due varietà grecanico e distinguono il grico, o greco salentino, dal bovese, o greco di Calabria [1].

In questa pagina trovi una sintesi affidabile: dove si parla il griko, che cosa dicono gli studi sulla sua origine, come funziona la lingua e quanti la parlano oggi. Ogni affermazione rimanda alle fonti elencate in fondo.

Griko, grico, grecanico: i nomi della lingua

La grafia con la k è oggi molto diffusa. Marcello Aprile osserva che non ha basi etimologiche, ma è comoda per la scrittura e ha anche un valore identitario. In Calabria, la comunità di lingua greca ha cominciato a chiamare la propria lingua greko, probabilmente per distinguerla sia dal greco moderno sia dal griko salentino [2]. Su griko.online usiamo la forma griko.

Sulla natura della lingua i punti di vista cambiano a seconda di chi guarda. Dalla prospettiva greca il griko è considerato un dialetto del greco moderno, da quella italiana una lingua di minoranza [3]. Aprile, riprendendo Giannachi, lo descrive come un ramo occidentale nel panorama dei dialetti neogreci [2].

Dove si parla il griko

L'area di lingua grika si chiama Grecìa Salentina. La Regione Puglia, con la legge regionale 5 del 2012, riconosce le comunità storico-linguistiche della Grecìa salentina presenti in nove comuni: Calimera, Castrignano dei Greci, Corigliano d'Otranto, Martano, Martignano, Melpignano, Soleto, Sternatia e Zollino [4]. Insieme coprono 143,90 km² e contano circa 41.500 abitanti [3]. A ciascun paese abbiamo dedicato una scheda in I paesi della Grecìa Salentina, e puoi vederli sulla mappa in Esplora.

A livello nazionale, la legge 482 del 1999 sulle minoranze linguistiche storiche tutela, tra le altre, la lingua e la cultura delle popolazioni greche [5].

L'area di oggi è solo un frammento di quella antica. Secondo Aprile, la Grecìa salentina si estendeva in origine lungo l'asse che collegava il porto di Otranto a quello di Gallipoli, e accanto all'isola attuale ne esisteva un'altra più a sud, attorno a Casarano. Fino all'Ottocento i paesi grecofoni erano tredici e la gente li chiamava ta dekatrìa chorìa, "i tredici paesi", anche quando erano ormai di meno. La riduzione ai nove paesi attuali è avvenuta nell'ultimo secolo e mezzo. Aprile riporta anche la stima del linguista Max Pfister, secondo cui alla fine del Medioevo il territorio di lingua greca nel Salento era forse cinque volte più grande di quello di oggi [2].

Da dove viene il griko: Magna Grecia o Bisanzio?

L'origine del griko è stata una delle questioni più discusse dalla linguistica del Novecento, con toni a volte molto duri anche sul piano personale e politico [2].

Nel 1870 Giuseppe Morosi, allievo di Ascoli, ipotizzò un'origine bizantina, basandosi sulla somiglianza tra il greco di Terra d'Otranto e il greco moderno [2]. Gerhard Rohlfs ribaltò la prospettiva: con Griechen und Romanen in Unteritalien (1924) e poi con Scavi linguistici nella Magna Grecia (1933) sostenne che il greco del Sud Italia continua senza interruzioni quello della Magna Grecia [1][2]. Sul fronte opposto, gli studiosi detti "anti-rohlfsiani", tra cui Oronzo Parlangeli, partivano da un dato diverso: il latino nel Sud Italia era arrivato davvero, e dunque il greco parlato oggi non poteva collegarsi alla Magna Grecia ma doveva risalire all'età bizantina [1].

Franco Fanciullo, in un confronto tra Rohlfs e Parlangeli pubblicato nel 2022, giudica entrambe le posizioni troppo rigide, "più che schematiche, «geometriche» addirittura" [1]. Ognuna, spiega, vede il proprio bicchiere mezzo pieno dove l'altra lo vede mezzo vuoto. Le due tesi si completano a vicenda, se si abbandona il pregiudizio moderno per cui due lingue non possono convivere nello stesso territorio. Se si ammette che nel Sud Italia greco e latino abbiano potuto convivere fin dall'antichità, ne segue che il greco antico d'Italia può essere diventato greco bizantino e poi neogreco proprio sul suolo italiano [1].

Aprile, che riassume la proposta formulata da Fanciullo già negli anni Novanta, aggiunge una precisazione per il Salento: un'origine magnogreca "secca" va scartata, ma dopo la conquista romana nella penisola giunsero, a ondate e in ordine sparso, moltissimi Greci. Oggi, conclude, le posizioni tra i due campi differiscono di pochi secoli [2]. In un altro studio lo stesso Aprile riprende la domanda che Parlangeli aveva posto nel titolo di un articolo del 1951, quando sono arrivati i Greci nel Salento, e risponde: "Non tutti da un'unica direzione. Non tutti in un unico tempo" [6].

Anche la storia medievale aiuta a capire. Nel 1064 i Normanni conquistarono Otranto e il greco smise di essere la lingua del potere politico, ma non quella della cultura: il monastero di Casole, per esempio, fu attivo dal 1098-99 al 1480. Il rito religioso greco resistette ancora a lungo. Nei comuni dell'attuale Grecìa terminò ufficialmente entro il Seicento, e secondo Aprile l'ultimo fu Zollino nel 1667 [2].

Com'è fatto il griko

Il griko si scrive con l'alfabeto latino. Ha molti punti in comune con il greco moderno e, insieme, parole nate dal contatto con il dialetto salentino e con le lingue neolatine [7]. Alcuni fenomeni fonetici lo rendono riconoscibile [7]:

  • la g tra due vocali tende a cadere: al greco moderno févgo ("parto") corrisponde il griko feo;
  • i suoni gutturali si palatalizzano: la congiunzione greca kai ("e") diventa ce;
  • alcune consonanti aspirate diventano semplici: thálassa ("mare") diventa tàlassa.

Aprile segnala anche alcuni tratti più conservativi, come il mantenimento delle consonanti lunghe, dentro un profilo che nel complesso è medievale [2].

Oggi il griko vive accanto ad altre lingue. Douri e De Santis riprendono da Romano e Marra la formula "triglossia senza trilinguismo": nella Grecìa convivono italiano regionale, dialetto salentino e griko, ma nessun parlante padroneggia davvero tutti e tre i codici [3]. Per cominciare a orientarti tra le parole puoi usare il Dizionario, mentre in Ascolta trovi letture e commenti di testi in griko.

Quanti parlano il griko oggi

Non esiste un censimento ufficiale e il numero dei parlanti, scrive Aprile, non si può stabilire con sicurezza [2]. Le stime disponibili vanno lette con le loro date.

  • Nell'inchiesta condotta da Rohlfs nell'aprile 1973, tra le persone con più di 50 anni parlavano correntemente il griko quasi tutti a Sternatia, circa la metà a Corigliano e Martignano, il 40% a Castrignano e Calimera, un po' meno a Martano e il 15% a Zollino [2].
  • Un'indagine del 1996 indicava che a Calimera parlava griko il 70% degli anziani, ma solo il 42% delle persone tra i 40 e i 55 anni. Aprile avverte che oggi questi dati vanno rivisti molto al ribasso [2].
  • Douri e De Santis, nel 2015, parlavano di circa 20.500 parlanti e riportavano la stima secondo cui quasi la metà dei 41.500 abitanti della Grecìa parlerebbe griko, per lo più persone anziane. A Melpignano e Soleto la lingua è già scomparsa [3].

L'Endangered Languages Project classifica il griko come lingua gravemente minacciata (severely endangered) e indica circa 20.500 parlanti [8]. Glottolog, che lo registra con il codice apul1237, lo considera "moribondo" secondo la scala AES [9]. La cifra di 20.500 coincide con la stima del 2015 riportata sopra, e Aprile descrive una situazione oggi molto peggiorata rispetto a quella degli anni Sessanta [2].

Negli ultimi decenni non sono mancati tentativi di rilancio, anche attraverso la scuola. Aprile osserva però che la grande distanza dal greco moderno rende difficile una rinascita del griko basata solo sul contatto con la Grecia [2]. Per questo contano i testi e le voci raccolti nei paesi: su griko.online ne trovi una selezione nella sezione Leggi, dalle fiabe ai proverbi, fino alla celebre Matinata di Vito Domenico Palumbo.

Fonti

  1. Franco Fanciullo, "Gerhard Rohlfs e Oronzo Parlangèli. Un confronto", Lingue e Linguaggi, 51, 2022, pp. 9-21, https://doi.org/10.1285/i22390359v51p9, licenza CC BY 3.0 (consultato l'8 ottobre 2026).
  2. Marcello Aprile, "Le minoranze greche in Calabria meridionale e nel Salento", Linguistik online, 141, 2025, https://doi.org/10.13092/lo.132.11892, licenza CC BY 4.0 (consultato l'8 ottobre 2026).
  3. Angeliki Douri, Dario De Santis, "Griko and Modern Greek in Grecìa Salentina: an overview", L'Idomeneo, 19, 2015, pp. 187-198, https://doi.org/10.1285/i20380313v19p187 (consultato l'8 ottobre 2026).
  4. Legge regionale Puglia 22 marzo 2012, n. 5, Norme per la promozione e la tutela delle lingue minoritarie in Puglia, art. 1, https://portale2015.consiglio.puglia.it/documentazione/leges/azione.asp?K=2012LV5 (consultato l'8 ottobre 2026).
  5. Legge 15 dicembre 1999, n. 482, Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche, art. 2, Gazzetta Ufficiale n. 297 del 20 dicembre 1999, https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/1999/12/20/099G0557/sg (consultato l'8 ottobre 2026).
  6. Marcello Aprile, "Greco e romanzo nella Grecìa salentina", L'Idomeneo, 36, 2023, pp. 55-66, https://doi.org/10.1285/i20380313v36p55 (consultato l'8 ottobre 2026).
  7. Wikipedia in italiano, voce "Grecìa salentina", sezione "La lingua", https://it.wikipedia.org/wiki/Grecia_salentina (consultato l'8 ottobre 2026).
  8. Endangered Languages Project, "Griko", https://www.endangeredlanguages.com/elp-language/10922 (consultato l'8 ottobre 2026).
  9. Harald Hammarström, Robert Forkel, Martin Haspelmath, Sebastian Bank, Glottolog 5.3, "Griko (Apulian Greek)", apul1237, https://glottolog.org/resource/languoid/id/apul1237 (consultato l'8 ottobre 2026).

Nota sui diritti

Questo testo è scritto da griko.online. I fatti sono ripresi dalle fonti indicate e riformulati con parole nostre. Le citazioni testuali sono brevi, attribuite e usate a scopo di discussione (art. 70 L. 633/1941). Gli articoli di Fanciullo (CC BY 3.0) e di Aprile 2025 (CC BY 4.0) sono in licenza aperta; i saggi pubblicati su L'Idomeneo (CC BY-NC-ND 3.0 IT) sono usati solo per fatti e citazioni brevi. Le leggi citate sono atti ufficiali non coperti da diritto d'autore.

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