Vito Domenico Palumbo (1854-1918), il poeta che raccolse la voce della Grecìa
Vito Domenico Palumbo (Calimera, 1854-1918): vita, studi, viaggio ad Atene, riviste e quaderni di fiabe, canti e proverbi in griko. L'autore di Kalinifta, raccoglitore della Grecìa Salentina.
Immagine di anteprima per la condivisione: il ritratto di Vito Domenico Palumbo (autore sconosciuto, prima del 1918, pubblico dominio), ingrandito e centrato su sfondo uniforme
Vito Domenico Palumbo è l'autore di Matinata, la poesia da cui nasce Kalinifta [3]. Ma ridurlo a quei versi sarebbe un errore. Fu un insegnante itinerante, un traduttore, un editore di riviste e soprattutto un raccoglitore: la più ampia raccolta di poesie, canti e filastrocche in griko si deve a lui [2]. In questo articolo ripercorriamo la sua vita e il lavoro sui testi che ancora oggi leggiamo.
Nascita e morte, con una discordanza
Palumbo nacque a Calimera nel 1854 e vi morì il 2 marzo 1918 [1][2][3]. Sul giorno di nascita le fonti non concordano: Wikipedia e Wikisource indicano il 22 aprile [2][3], mentre Paolo Stomeo, nel suo studio del 1956, scrive 2 aprile [1]. Noi segnaliamo la differenza senza scegliere.
Gli studi
Da bambino studiò in casa, guidato dallo zio sacerdote, "papa Leonardo" [1]. Stomeo osserva che nei paesi della Grecìa il prete si chiamava ancora papa (prete), una traccia del rito greco ormai scomparso [1].
Frequentò il ginnasio nel Seminario di Otranto e terminò il liceo nel 1873 nel Seminario di Molfetta. Nel 1879 ottenne la licenza liceale statale al liceo "Palmieri" di Lecce [1]. Fece il servizio militare e nel 1876 divenne sottotenente [1].
Studiò poi un anno a Firenze, alla Scuola di Scienze Sociali, e un anno all'Istituto di Studi Superiori. Seguirono tre anni di legge a Napoli, che lasciò per tornare alle lettere [1]. La sua formazione fu in gran parte da autodidatta [1][2]. Oltre al latino e al greco studiò francese, greco moderno, inglese e tedesco [2].
Il legame con la Grecia
Nel 1881 pubblicò a Lipsia le "Traduzioni dal greco moderno" [1][2]. Nell'anno accademico 1882-1883 il Ministero della Pubblica Istruzione lo mandò ad Atene a perfezionarsi in greco moderno, con un assegno straordinario. Sul ruolo di Ruggiero Bonghi le fonti sono formulate in modo diverso: Stomeo scrive che l'invio avvenne, pare, per il suo interessamento [1], Wikipedia dice che fu Bonghi a fargli avere la borsa [2]. Palumbo tornò a Brindisi il 2 settembre 1883 [1].
Dal 1882 fu socio corrispondente del Circolo filologico Parnassòs di Atene [1]. Marcello Aprile aggiunge che fu il primo a ricevere un invito ufficiale dal circolo Parnassós, seguito nel Novecento dal solo Rocco Aprile [4].
Nel 1896 tenne ad Atene, nella sala del Parnassòs, una conferenza sulle colonie greche del Salento. Lo scopo era ottenere aiuti per conservare il greco parlato in quei paesi [1]. Secondo Stomeo, in quell'occasione sosteneva che i greci del Salento derivassero da più ondate di migrazioni bizantine tra il VI e l'XI secolo, forse sovrapposte a resti della Magna Grecia [1]. Era la sua tesi dell'epoca. Dopo Atene fu ad Alessandria d'Egitto, nel novembre 1896 [1].
Il 4 settembre 1908 il re di Grecia Giorgio I gli conferì la Croce d'argento dell'Ordine del Salvatore [4]; l'onorificenza è ricordata anche da Stomeo [1]. Aprile lo ricorda inoltre come corrispondente di Carducci [4].
Un insegnante in giro per l'Italia
Palumbo non aveva una laurea, ma grazie ai titoli e alle pubblicazioni nel 1884 fu nominato professore nel ginnasio di Alcamo, dove non andò per motivi di salute. Fino al 1896 insegnò nei ginnasi, cambiando molte sedi: Ariano di Puglia, Maglie, Bitonto, Ozieri, Mazara del Vallo, Palmi, Sezze, Modica [1].
A Maglie le due fonti lo descrivono in modo diverso. Per Stomeo diresse il ginnasio pareggiato nell'anno scolastico 1886-1887 [1]; Wikipedia parla invece della direzione del Collegio Capece di Maglie [2].
Dal 1909 al 1911 insegnò francese nel ginnasio di Francavilla Fontana [1]. Gli ultimi anni furono segnati dalla povertà e dalle sofferenze [1]. Wikipedia lo descrive anche come impegnato, politicamente e socialmente, nelle prime lotte contadine della sua terra [2].
Scrittore, traduttore, editore
Palumbo fondò e diresse riviste: "La Cultura Salentina", il cui primo numero uscì il 1° marzo 1887, la "Rivista Orientale Kalimera" (maggio 1900) e "Helios" [1]. Firmava spesso con pseudonimi, tra cui V. Taube e Homo [1].
Tradusse nel greco di Calimera testi di Dante, Goethe, Shelley, Poe, Carducci e Coppée. Dal greco moderno tradusse autori come Bikelas, Valaoritis, Drosinis e Palamàs [1]. Nel 1906 scrisse una versione grica della Marsigliese, intitolata "La Marsigliese di Calimera" [2].
Tra le opere pubblicate in vita, Wikipedia segnala: "Stella / Homo" (Roma, 1884), "Trois conseils du Roi Salomon: conte populaire gréco-salentin" (Lovanio, 1884) e "Saggio di un commento dei canti greco-salentini" (Martina Franca, 1910) [2]. Stomeo ricorda anche un'"Antologia greco-salentina di versi e prose", di cui uscì il primo fascicolo a Calimera nel 1896, senza seguiti [1].
Scrisse poesie in griko di argomento satirico, filosofico e civile, pubblicate da Ciuri ce Pedì. Una di queste, "La canzone della fiera" (To traùdi tis fera), parla della fiera della Madonna di Costantinopoli, istituita a Calimera nel 1900 [5]. E di sua mano è Matinata, il testo da cui nasce Kalinifta [3]: la storia di quel canto è raccontata nell'articolo Kalinifta (Matinata): testo, significato e storia, mentre il testo griko è nella pagina Matinata (Kalì Nifta).
Il raccoglitore
Aprile definisce Palumbo autore in proprio, ma soprattutto un "prezioso raccoglitore" di canti e testimonianze della letteratura popolare [4]. Una parte di ciò che raccolse è stata pubblicata; altri testi restano manoscritti inediti [2].
Nella conferenza del 1896 auspicava che, se la lingua non si fosse salvata, restasse almeno la raccolta dei testi popolari che andava mettendo insieme da anni [1].
Dai suoi quaderni sono uscite tre opere, tutte edite da Ghetonìa a Calimera [2]:
- Io' mia forà... Fiabe e racconti della Grecìa Salentina, dai quaderni 1883-1912, in due volumi a cura di Salvatore Tommasi (1998);
- Itela na su po'... Canti popolari della Grecìa Salentina, da un quaderno 1882-1895, a cura di Salvatore Sicuro (1999);
- Iu' lei o lo. Proverbi e sentenze, a cura di Francesca Licci (2015).
Un esempio: l'ape e la cicala
Per vedere il lavoro di Palumbo da vicino basta la prima fiaba della raccolta, O milissi ce e cikala ("L'ape e la cicala"). Fu raccontata da una donna chiamata Micareddha a Calimera il 23 agosto 1912 e raccolta da Palumbo. Nei quaderni ne compare anche una versione di Martano [6]. Il testo è nella sezione Leggi: Fiaba 1, L'ape e la cicala.
Le edizioni moderne dei quaderni, con traduzioni, note e apparati, sono protette: qui le citiamo solo come bibliografia.
L'eredità
Palumbo ebbe un ruolo anche per altri studiosi: fu lui ad avvicinare al neogreco Domenicano Tondi di Zollino, studioso del griko [7].
Su di lui esistono biografie e studi: Giuseppe Gabrieli (1918, "Roma e l'Oriente"), Oronzo Parlangeli (1953, Byzantinische Zeitschrift), Paolo Stomeo (1956 e 1986) e Salvatore Tommasi, "Vito Domenico Palumbo, letterato della Grecìa Salentina" (Lecce, Argo, 2018) [1][2][4].
Palumbo su griko.online
Sul sito, nella sezione Leggi, trovi Matinata e molte fiabe tratte dai suoi quaderni, accanto a proverbi e canti. Per capire la lingua in cui scriveva, leggi Che cos'è il griko; per i luoghi, la guida ai paesi della Grecìa Salentina, a partire da Calimera.
Fonti
- Paolo Stomeo, "Vito Domenico Palumbo neoellenista greco-salentino", Studi Salentini, I, 1956, pp. 136-175, https://emeroteca.provincia.brindisi.it/Studi%20Salentini/1956/Articoli/fascicolo%201/V%20D%20Palumbo%20Neoellenista%20Greco%20Salentino.pdf (consultato l'11 ottobre 2026).
- Wikipedia in italiano, voce "Vito Domenico Palumbo", https://it.wikipedia.org/wiki/Vito_Domenico_Palumbo (consultato l'11 ottobre 2026).
- Wikisource, "Autore:Vito Domenico Palumbo", https://it.wikisource.org/wiki/Autore:Vito_Domenico_Palumbo (consultato l'11 ottobre 2026).
- Marcello Aprile, "Le minoranze greche in Calabria meridionale e nel Salento", Linguistik online, 141, 2025, https://doi.org/10.13092/lo.132.11892, licenza CC BY 4.0 (consultato l'11 ottobre 2026).
- Salvatore Tommasi (a cura di), "Vito Domenico Palumbo", Ciuri ce Pedì, https://www.ciuricepedi.it/la-letteratura/letteratura-dautore/vito-domenico-palumbo/, licenza CC BY-NC 4.0 (consultato l'11 ottobre 2026).
- Salvatore Tommasi (a cura di), "Fiaba 1. L'ape e la cicala (O milissi ce e cikala)", Ciuri ce Pedì, 30 ottobre 2015, https://www.ciuricepedi.it/fiaba-1-o-milissi-ce-cikala/, licenza CC BY-NC 4.0 (consultato l'11 ottobre 2026).
- Comune di Zollino, "Patrimonio culturale", https://www.comunezollino.le.it/argomenti/patrimonio-culturale (consultato l'11 ottobre 2026).
Nota sui diritti
Le opere di Palumbo, morto nel 1918, sono in pubblico dominio. Le edizioni moderne dei quaderni (Tommasi 1998, Sicuro 1999, Licci 2015), con traduzioni, note e apparati, sono protette e le citiamo solo come bibliografia; i testi di Ciuri ce Pedì sono CC BY-NC 4.0 di Salvatore Tommasi. Lo studio di Stomeo (1956) è protetto: ne riportiamo solo fatti, senza citazioni. Le citazioni brevi sono attribuite (art. 70 L. 633/1941). Il ritratto è in pubblico dominio secondo Wikimedia Commons.