I Passiuna tu Christù: la Passione di Cristo cantata in griko
I Passiuna tu Christù è il canto di questua in griko sulla Passione di Cristo: come si eseguiva, le versioni di Martano, Zollino e Sternatia, il declino e il recupero.
Immagine di anteprima per la condivisione: la mappa delle aree grecofone di 92bari, da Wikimedia Commons, ingrandita e centrata su sfondo uniforme, licenza CC BY-SA 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)
Nei giorni che precedono la Pasqua, in alcuni paesi della Grecìa Salentina, si può ancora sentire un lungo canto in griko che racconta la morte di Cristo. Si chiama I Passiuna tu Christù, cioè "La Passione di Cristo" [1]. È un canto di questua che ripercorre il racconto evangelico della Passione [1][2].
Che cos'è
Il canto racconta la vita e le pene di Cristo e il dolore della madre che lo cerca [2]. Diana Costa, che gli ha dedicato uno studio pubblicato nel 2011, lo indica tra i vari riti come la testimonianza considerata più alta dell'identità grika salentina [1].
Avvenire sottolinea un'immagine: Maria come una "tortora scompagnata", cioè rimasta senza compagna. Lo stesso motivo, osserva il quotidiano, si ritrova nelle laude di san Filippo Neri (A pie del duro sasso) [2].
Il canto era noto anche come A' Lazzaro (San Lazzaro). Si cantava infatti per la ricorrenza di san Lazzaro, che il calendario bizantino celebra il sabato prima della Domenica delle Palme. Il canto si chiude con il verso ca tue ine mère ma t'à Lazàru, "questi sono giorni di San Lazzaro" [1].
Come si eseguiva
Gruppi di cantori specializzati si spostavano tra i paesi della Grecìa nei giorni della Settimana Santa. Li accompagnava la fisarmonica e avevano una gestualità precisa [3]. Secondo Costa il gruppo non superava le tre o quattro persone: due cantori che si alternavano nelle strofe, un musicista e un portatore di palma [1]. Avvenire parla di due cantori con organetto e fisarmonica e un portatore di palma [2].
Era un canto di questua. Le ultime strofe chiedono una ricompensa [2]: nei versi finali di cui riferisce Costa si chiedono qualche soldo o qualche uovo [1].
Non sempre i cantori erano del posto. A Carpignano Salentino, Melpignano, Castrignano de' Greci e Soleto le persone intervistate da Costa nell'aprile 2007 sostenevano che non ci fossero cantori locali. Spesso arrivava gente dai paesi vicini a cantare e a raccogliere soldi o uova [1].
Come si imparava? I cantori di Martano raccontano che esisteva una scuola, gli "Stompi", dove si insegnavano testo, gesti e mimica [1][2]. Altri, come il principale interprete di Zollino intervistato da Costa, dicono invece di aver costruito i gesti da soli [1].
Le versioni: nessun testo "ufficiale"
Il canto non esiste in una forma unica. Da un comune all'altro cambiano il numero e l'ordine delle strofe, piccole varianti della parlata, la musica e i gesti dei cantori [1]. Per questo i numeri che si leggono nelle fonti non coincidono, e conviene dirlo apertamente.
Il testo di Martano fu il primo a essere pubblicato, nel 1870, dallo studioso Giuseppe Morosi, che ne trascrisse 32 strofe. Una versione del 1980 arriva a 75 strofe, la più lunga [1]. A Corigliano d'Otranto le quartine sono 71, recuperate da due fratelli contadini fondatori del Circolo Culturale Argalìo [1]. Sternatia ne ha 58 [1]. A Zollino sono 41 strofe, cioè 166 versi: 40 quartine più un'ultima strofa di sei versi [1]. Avvenire, da parte sua, scrive che nella forma tradizionale il canto ha oltre 60 strofe [2].
Costa riporta il parere dell'antropologo Eugenio Imbriani: non esiste una codificazione definitiva, e il testo poteva essere allungato o accorciato dai cantori [1]. La metrica, secondo lo studio di Montinaro (1976) citato da Costa, è fatta di decasillabi con rime ABAB [1].
Discordano anche i tempi. Nel riassunto iniziale Costa parla di circa trenta minuti di esecuzione, mentre Luigi Costa, uno dei fondatori della Bottega del Teatro di Zollino, intervistato nello stesso studio, dice che dura ventidue minuti [1].
Ecco la prima strofa della versione di Zollino, con la traduzione di Costa [1]:
Ce calimèra na sas ipòvo
Na sas cuntescio ce atti ppassiùna
Ja possa pàtesce ce o Cristòmma
Ce ikuseteta me devoziuna
>
"Io vi do il buongiorno / per raccontarvi la passione / per quanto ha sofferto il Cristo / ascoltate con devozione"
Chi l'ha scritto?
Non si può risalire a un autore certo [1]. Lo studioso calimerese Salvatore Sicuro ipotizza che i testi siano opera di uomini di chiesa che conoscevano sia il greco salentino sia quello bizantino dei testi sacri, forse di una sola persona. Gianni De Santis, della Bottega del Teatro, intervistato da Costa, pensa invece che il canto sia nato dal popolo, per tradizione orale [1]. Le due ipotesi restano entrambe aperte.
Calimera e Martignano
A Calimera, verso gli anni Settanta, il canto lo eseguiva Cosimo Surdo, accompagnato al tamburello dal poeta Cici Cafaro. Nel 2007 Franco Corlianò lo ha tradotto nel griko di Calimera, dove prima non esisteva una versione locale [1]. A Martignano alcune strofe si insegnano ai bambini della scuola materna [1].
Il declino
Dalla fine degli anni Sessanta la lingua e molte tradizioni grike decaddero. Costa parla di opposizioni sia delle autorità civili sia di quelle ecclesiastiche, e di un vuoto di circa venticinque anni in cui i cantori non si sentirono più girare prima di Pasqua [1]. Anche Ciuri ce Pedì ricorda che la tradizione è stata abbandonata a lungo e che negli ultimi anni si è cercato di riportarla in vita [3].
Per capire il contesto linguistico, può servire leggere Che cos'è il griko.
Il recupero
Sulle date del recupero le fonti non concordano. Il riassunto dello studio di Costa lo colloca verso la metà degli anni Novanta [1]. Luigi Costa della Bottega del Teatro parla invece di un lavoro iniziato nei primi anni Ottanta, e nel testo (del 2011) si legge che la Bottega organizza la riproposta "da circa trent'anni" [1].
Le tappe documentate sono queste [1]:
- 1996: un laboratorio forma giovani cantori accanto ai due anziani maestri. Nello stesso anno due giovani cantano per la prima volta la prima parte della Passione.
- 1999: la compagnia realizza un video.
- 2002: vengono incise le voci dei due cantori più anziani, con il testo di Zollino e la traduzione.
La Bottega del Teatro di Zollino ripropone oggi il canto la Domenica delle Palme e la mattina del Sabato Santo, sul sagrato della Chiesa Madre dei Santi Pietro e Paolo [1]. Secondo Avvenire (2016), negli ultimi anni molti gruppi di giovani hanno ripreso a cantarlo, anche nelle scuole e negli oratori [2].
Dove ascoltarlo oggi
Nel 2026 la rassegna "Canti di Passione - Ce Custi o Gaddho na Cantalisi" ha annunciato, per domenica 29 marzo (nono appuntamento), i Cantori di Martano in piazza Assunta a Martano alle 9:30. Alle 11:30, sul sagrato della chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Zollino, erano annunciati i Cantori della Bottega del Teatro di Zollino e i Cantori di Galatina [5]. Sono i dati del programma diffuso prima dell'evento.
Se vuoi muoverti nei paesi del canto, la guida ai paesi della Grecìa Salentina è un buon punto di partenza. Per qualche parola del testo, c'è il dizionario.
Leggere una versione
Nella pagina Il canto della Passione di Ciuri ce Pedì trovi una versione di Corigliano d'Otranto. Ciuri ce Pedì la riprende da un libro di Salvatore Sicuro (Ìtela na su po..., Ghetonìa, 1999) e la accompagna con una traduzione libera [4].
Un altro rito del periodo pasquale in Grecìa è raccontato in La pietra forata di San Vito: il rito della Pasquetta a Calimera.
Fonti
- Diana Costa, "I Passiuna tu Christù. Rito e teatro di una cantica popolare della Grecìa Salentina", Antropologia e Teatro, n. 2, 2011, pp. 140-169, https://doi.org/10.6092/issn.2039-2281/3330, licenza CC BY 4.0 (consultato l'11 ottobre 2026).
- Redazione Avvenire, "Il ritorno della 'Passione' nella Grecìa salentina. Le pene di Cristo e di Maria in un canto di questua", Avvenire, 23 marzo 2016, https://www.avvenire.it/idee-e-commenti/il-ritorno-della-passione-nella-grecia-salentina-le-pene-di-cristo-e-di-maria-in-un-canto-di-questua_23119 (consultato l'11 ottobre 2026).
- Salvatore Tommasi (a cura di), "E passiuna", Ciuri ce Pedì, 9 gennaio 2016, https://www.ciuricepedi.it/e-passiuna/, licenza CC BY-NC 4.0 (consultato l'11 ottobre 2026).
- Salvatore Tommasi (a cura di), "Il canto della Passione", Ciuri ce Pedì, 16 dicembre 2015, https://www.ciuricepedi.it/il-canto-della-passione/, licenza CC BY-NC 4.0 (consultato l'11 ottobre 2026).
- LeccePrima, "Canti di Passione a Martano e Zollino", 28 marzo 2026, https://www.lecceprima.it/eventi/canti-di-passione-martano-zollino-28-marzo-2026.html (consultato l'11 ottobre 2026).
Nota sui diritti
Lo studio di Diana Costa è pubblicato con licenza CC BY 4.0: ne abbiamo citato una strofa con la relativa traduzione, con attribuzione. I contenuti di Ciuri ce Pedì (CC BY-NC 4.0) sono stati usati solo per i fatti. Gli articoli di Avvenire e LeccePrima sono a diritti riservati e ne abbiamo ripreso soltanto i fatti, riformulati. Il testo di questo articolo è originale di griko.online e non riproduce il testo integrale del canto. La foto proposta viene da Wikimedia Commons, con licenza CC BY-SA 3.0 e credito all'autore.