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La pietra forata di San Vito: il rito della Pasquetta a Calimera

La pietra forata della cappella di San Vito a Calimera: com'è fatta, il rito della Pasquetta di ieri e di oggi, le leggende e le ipotesi degli studiosi.

La facciata della cappella di San Vito tra gli ulivi, a Calimera
Foto di Lupiae (2009), Wikimedia Commons, pubblico dominioCopia web dell'originale, ricompressa per il web, senza ritagli.

Immagine di anteprima per la condivisione: la foto della cappella di San Vito di Lupiae (2009, pubblico dominio), ridotta e centrata su sfondo uniforme, senza ritagli

Ogni anno, il lunedì dopo Pasqua, a Calimera si forma una fila di persone che, una dopo l'altra, passano attraverso il foro di una grossa pietra, dentro una cappella di campagna. È la pietra forata di San Vito.

Il luogo: una cappella ai margini del bosco

Calimera è un paese di origine greca a circa 15 chilometri a sud di Lecce [2]. Sul nome esiste un'interpretazione definita controversa, secondo cui deriverebbe dal greco kalimèra, "buongiorno"; per altri vorrebbe dire "bella contrada", e non mancano altre ipotesi [5]. Per il contesto vedi Che cos'è il griko e i paesi della Grecìa Salentina.

La cappella di San Vito sta in campagna, a est del cimitero, vicino a uno degli ingressi dell'antico Bosco di Calimera [1]. Nel 1979 Brizio Montinaro la descriveva chiusa per tutto l'anno, vicino al fondo detto Malakrito, tra piccoli terreni a olivi, con le querce del bosco a pochissima distanza [2].

Quando è stata costruita: le fonti non concordano

Il Comune scrive che la chiesa "risale al Cinquecento", ma nella stessa pagina cita come prima menzione un atto notarile del 6 marzo 1468, del notaio Gabriele Gaetano di Otranto [1]. La voce di Wikipedia su Calimera dice che risale almeno al Quattrocento [5]. Montinaro, nel 1979, scriveva che non si sa con certezza quando fu costruita né se la cappella attuale sia la prima. Come notizie storiche citava la visita pastorale dell'arcivescovo di Otranto Morra, che nel 1572 la descrive con una cupola affrescata e officiata da un prete greco, e un atto di morte del 1748 [2].

L'atto del 1468 parla di tre porte (due oggi murate) e di tre altari, il più grande in pietra sotto una cupola affrescata [1]. Iscrizioni interne ricordano interventi del 1684, del 1927 e del 1966 [1].

Dall'inizio dell'Ottocento la cappella appartenne alla parrocchia di Depressa; dal 1993 è della parrocchia di San Brizio di Calimera [1].

Il documento del 1748 è un atto di morte del registro dei morti di Calimera: una donna di Matino, Salvadora Negra, venuta malata a visitare la "miracolosa immagine" di San Vito, morì il 22 ottobre e fu sepolta a Calimera. Per Montinaro mostra che la cappella attirava pellegrini anche da fuori e non solo nei giorni del rito [2].

La pietra

Si tratta di una grossa pietra calcarea che sporge dal pavimento dell'unica navata, leggermente a destra. In superficie restano tracce di un dipinto, forse l'effigie di San Vito [2]; Wikipedia parla dei resti di un affresco di San Vito martire [5]. Il diametro esterno è di circa un metro e il foro misura circa 30 centimetri [4]; il Corriere di Puglia e Lucania, nel 2025, parla di calcarenite e di un foro di una trentina di centimetri [3]. Montinaro la chiama, con la parola grika, lisàri [2]; in dialetto è la petra de Santu Vitu [4].

Nessun documento notarile sulla cappella nomina la pietra forata [1]. Il Comune legge questo silenzio come un segno della rimozione del culto pagano; è una lettura del Comune, non un dato documentato [1].

Il rito di ieri

La descrizione più dettagliata è quella di Montinaro, che nel 1979 raccontava il rito com'era stato per decenni. A Pasquetta, il Lunedì dell'Angelo, gli abitanti andavano a "Santu Vitu" a passare la giornata [2][4]. Si arrivava presto, si entrava nella cappella, si faceva un rapido segno della croce e poi tutti si accalcavano attorno alla pietra per attraversarla: alti, bassi, giovani, vecchi, uomini e donne. La frase riportata da Montinaro è: "non c'è nessuno che non possa passare" [2].

Il passaggio doveva assicurare la grazia "di star bene", una ricca figliolanza e la protezione dai pericoli del parto [2].

Nei fagotti non mancavano i dolci di pasta frolla con un uovo sodo dentro, a forma di panierino, galletto o bambola (lu panarieddu, lu gadduzzu, la pupa), che Montinaro collega a simboli della Passione [2].

Poi le famiglie si dividevano. I ragazzi erano liberi per tutta la giornata e il bosco vicino era il luogo degli incontri e dei corteggiamenti [2]; secondo Wikipedia il corteggiamento era considerato lecito in quel giorno [4].

Negli anni Sessanta, con il boom economico e le automobili, molti calimeresi preferirono andare a Pasquetta al mare, a Roca. Nei primi anni Sessanta la cappella riceveva comunque circa un migliaio di persone, soprattutto bambini e anziani, e un altro migliaio passava prima di proseguire per il mare [2]. Nel 1979 Montinaro guardava con severità al ritorno di interesse per la tradizione che vedeva in quegli anni [2].

Il rito di oggi

Il Corriere di Puglia e Lucania ha raccontato la Pasquetta del 21 aprile 2025. Fin dal mattino sono arrivati calimeresi, turisti e visitatori, e la Pro Loco ha spiegato origini e leggenda del luogo [3]. Secondo una credenza popolare riferita dal giornale, attraversare la pietra tre volte aiuterebbe a lasciarsi alle spalle i dolori del corpo e dell'anima [3].

La giornata si è aperta in cappella con preghiere e momenti in lingua grika. Poi è cominciata la lunga fila per infilarsi nel foro, abbassandosi e strisciando [3]. È seguito il picnic con le pietanze tipiche: pucce con pomodori secchi, frittate con le cicorielle, cuturusciu, uova sode, cuddhure [3].

Nel pomeriggio c'è stata la messa del parroco di San Brizio, poi è stata bruciata la Quaremma, la figura che rappresenta la penitenza della Quaresima, con piccoli fuochi d'artificio [3].

Le leggende, e le loro versioni

Il Comune riporta tre leggende [1]:

  1. Un cacciatore perso nel bosco promise a San Vito una cappella se si fosse salvato dai lupi, e la costruì attorno alla pietra.
  2. Un contadino di nome Vito sentì una voce uscire dalla pietra: si diceva San Vito e chiedeva una chiesetta.
  3. La più nota: uomini di altri paesi tentarono di notte di portare via la pietra con animali da traino, ma la pietra non si mosse.

La voce di Wikipedia sulla Sacra Roccia racconta una versione diversa: la pietra stava al centro di Calimera, abitanti di Martano tentarono di rubarla su un carro di buoi, la pietra divenne pesantissima e la abbandonarono al confine, dove poi fu costruita la chiesa [4]. Le versioni quindi non coincidono, né sul luogo d'origine della pietra né su chi tentò il furto [1][4].

Che cosa significa? Le ipotesi

Montinaro nota che la pietra si trova in una zona ricca di menhir, dolmen e specchie. Propone di leggere l'attraversamento come un rito di iniziazione, purificazione e fertilità, legato al rinnovarsi della vita in primavera; secondo lui la Chiesa costruì la cappella come compromesso e legò il rito alla Pasqua [2]. Lo stesso autore premette, citando Wittgenstein, che "ogni spiegazione è un'ipotesi" [2].

Il Corriere riferisce che, secondo alcuni studiosi, la pietra risalirebbe a epoche megalitiche [3]. Wikipedia osserva invece che gli abitanti di Calimera non conservano memoria di un significato pagano, ricostruito in tempi recenti dagli studiosi; la voce stessa, però, è segnalata come da controllare [4].

In sintesi: la datazione e il significato originario della pietra non sono documentati. Restano ipotesi, accanto a un rito che a Pasquetta si ripete ancora, come mostra la cronaca del 2025 [3]. Parole e testi griki sono nel Dizionario e nella sezione Leggi.

Un rito della Settimana Santa in Grecìa, il canto della Passione in griko, è raccontato in I Passiuna tu Christù: la Passione di Cristo cantata in griko.

Fonti

  1. Comune di Calimera, "Chiesa di San Vito", pagina aggiornata il 27 maggio 2024, https://www.comune.calimera.le.it/vivere-il-comune/luoghi/chiesa-di-san-vito/ (consultato l'11 ottobre 2026).
  2. Brizio Montinaro, "S. Vito ha una pietra forata: appunti per un rito arcaico", Fondazione Terra d'Otranto, 29 ottobre 2012 (articolo uscito in origine su Apulia, giugno 1979), https://www.fondazioneterradotranto.it/2012/10/29/s-vito-ha-una-pietra-forata-appunti-per-un-rito-arcaico/ (consultato l'11 ottobre 2026).
  3. Davide Tommasi, "Pasquetta a San Vito: tra rito, tradizione e speranza sotto la Pietra Forata di Calimera", Corriere di Puglia e Lucania, 21 aprile 2025, https://www.corrierepl.it/2025/04/21/pasquetta-a-san-vito-tra-rito-tradizione-e-speranza-sotto-la-pietra-forata-di-calimera/ (consultato l'11 ottobre 2026).
  4. Wikipedia in italiano, voce "Sacra Roccia di San Vito", https://it.wikipedia.org/wiki/Sacra_Roccia_di_San_Vito, licenza CC BY-SA 4.0 (consultato l'11 ottobre 2026).
  5. Wikipedia in italiano, voce "Calimera", https://it.wikipedia.org/wiki/Calimera, licenza CC BY-SA 4.0 (consultato l'11 ottobre 2026).

Nota sui diritti

Le fonti giornalistiche, comunali e della Fondazione Terra d'Otranto sono state usate solo per i fatti, riformulati, con due brevissime citazioni attribuite. Le voci di Wikipedia (CC BY-SA 4.0) sono state usate per singoli dati, con testo riscritto; la voce sulla Sacra Roccia è segnalata da Wikipedia come da controllare e per questo è citata con cautela. La fotografia della cappella è di Lupiae, in pubblico dominio, da Wikimedia Commons.

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